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La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta di una lavoratrice che non ha ottenuto il pagamento del Tfr maturato da parte del datore di lavoro al momento della cessazione del rapporto di lavoro (nel caso quindi di scelta di destinazione del TFR effettuata a favore dell’ azienda), stabilendo che il Fondo di garanzia dell’Inps è tenuto al pagamento del Tfr anche in assenza di fallimento del datore di lavoro.

Infatti secondo la Suprema corte, il fine del fondo di garanzia è di «sostituirsi al datore di lavoro in caso di insolvenza del medesimo nel pagamento del trattamento di fine rapporto, di cui all’articolo 2120 del codice civile, spettante ai lavoratori o loro aventi diritto». Lo stato di insolvenza deve trovare conferma nella sottoposizione dell’imprenditore a fallimento o a procedura concorsuale.

La legge 297/82, ricorda la Corte, prevede l’operatività del fondo anche in ipotesi in cui «il datore di lavoro» non sia «soggetto» alle disposizioni della «legge fallimentare»: il comma 5 dell’articolo 2, infatti, dispone che «qualora il datore di lavoro, non soggetto alle disposizioni del Rd 16 marzo 1942, n. 267, non adempia, in caso di risoluzione del rapporto di lavoro alla corresponsione del trattamento dovuto o vi adempia in misura parziale, il lavoratore o i suoi aventi diritto possono chiedere al fondo il pagamento del trattamento di fine rapporto, sempreché, a seguito dell’esperimento dell’esecuzione forzata per la realizzazione del credito relativo a detto trattamento, le garanzie patrimoniali siano risultate in tutto o in parte insufficienti».

Con questa pronuncia la Corte ha ricordato che «l’espressione “non soggetto alle disposizioni del Rd n. 267 del 1942″ va interpretata nel senso che l’azione della citata legge n. 297 del 1982, ex art. 2, comma 5, trova ingresso quante volte il datore di lavoro non sia assoggettato a fallimento, vuoi per le sue condizioni soggettive vuoi per ragioni ostative di carattere oggettivo». Un’interpretazione che punta alla tutela «dei lavoratori anche in casi di insolvenza accertati con modalità e in sedi diverse da quelle tipiche delle procedure concorsuali».

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